“NON C’É PIÙ IL DESIDERIO, NON C’É PIÙ LA NOSTALGIA DI DIO”

Lorenzo Chiarinelli – Vescovo emerito di Viterbo              

Chi è il monaco? San Benedetto, che è il fondatore del monachesimo occidentale, nella sua regola scrive, al capitolo 58, Monaco è colui che cerca veramente Dio.

“QUI REVERA DEUM QUAERIT”

Otlone di Santemmerano è un monaco cristiano tedesco (n. 1010 circa – m. S. Emmerano, Ratisbona, 1070 circa). Le sole notizie che conosciamo sulla vita e sulle sue opere sono quelle che lui stesso ha lasciato nei suoi scritti, in particolare nel “Liber de temptatione cuiusdam monachi” (La tentazione di un giovane monaco) opera a cui si ispira la rappresentazione.

Otlone nasce da una ricca famiglia a Tegernsee vicino un Monaco di Baviera. Studia latino nel locale convento benedettino, scrive poesie e viaggia come calligrafo. Nel 1032 prende gli ordini presso l’abbazia di Santemmerano, scelta che in età avanzata definirà affrettata, presa senza consultare né la famiglia né gli amici e nel fervore della giovinezza. nel 1062 abbandona Sant’Emmerano e si rifugia a Fulda dove resterà per quattro anni e scriverà  il Liber visionum, il Liber de admonitione clericorum et laicorum, il Liber proverbiorum e una nuova redazione della Vita Sancti Bonifacii. Tra 1066-1067 torna infine a Sant’Emmerano dove, ormai anziano, compone il Liber de temptatione cuiusdam monachi. Muore a Sant’Emmerano il 23 novembre di un anno imprecisato tra il 1070 e il 1083.

LA VITA

LIBER DE TEMPTATIONE CUIUSDAM MONACHI

Fu autore di numerosi trattati sulla dottrina spirituale, sulla Trinità, di un libro di proverbi, di un libro sulle visioni, di vite di santi. La sua opera più originale tuttavia è il Liber de temptatione cuiusdam monachi ; si tratta della prima autobiografia spirituale dell’Occidente latino. In essa Otlone racconta i suoi travagli spirituali e intellettuali, fino alla tentazione “diabolica” dell’ateismo. I suoi tormenti verranno superati non attraverso la via della ragione logica ma attraverso un percorso mistico che anticipa per molti aspetti le intuizioni di Nicola Cusano.

L’elenco delle tentazioni diaboliche si presenta come un campionario di problemi della tradizione della filosofia platonica e neoplatonica, con tratti che a volte suggeriscono uno sviluppo in senso aristotelico. Tuttavia, la logica utilizzata dal diavolo per convincere Otlone dell’insensatezza del mondo è riconducibile alla tradizione monastica e alla ricca immaginazione di Otlone.

La struttura al contempo narrativa e dottrinale dell’opera rende inevitabile il confronto con le Confessiones di S. Agostino in cui il santo narra il proprio percorso spirituale. Mentre per Agostino ogni tappa è una svolta verso la conversione,  il cammino di Otlone è molto più arduo: a ogni passo, egli incespica, fallisce e ritenta, senza che si possa mai intravedere durante il tragitto la direzione della conversione. Nella sua ricerca di senso, Otlone si affida alla logica, riuscendo a volte a guadagnare uno sguardo superiore sul mosaico del mondo, tuttavia non riesce ancora ad ordinarne i tasselli. 

Il demone tenta di indurre Otlone a disperare del perdono di Dio: dal momento che è scritto che “a stento il giusto si salverà”, un uomo malvagio come lui crede forse di potersi meritare il perdono di Dio? Piuttosto che aspirare all’impossibile, farebbe meglio a concentrarsi su quello che può ottenere, gli consiglia perciò gli tornare sui suoi passi e abbandonare la scelta monastica. Il monaco ascolta questo discorso disperato e non riesce a fare altro che piangere: le uniche difese che può opporre alla tentazione sono il pianto e la preghiera, secondo la tattica prescritta da Evagrio e ripresa da Cassiano. Segni di questa tentazione diabolica sono la nostalgia per le antiche abitudini e il desiderio di abbandonare la cella: il monaco deve reagire chiudendosi in essa senza abbandonarla per nessun motivo finché la tentazione non sia passata. 

PRIMA TENTAZIONE

SECONDA TENTAZIONE

Non essendo riuscito a indurre Otlone alla disperazione, il diavolo cerca di piegarlo al blasfema della giustizia divina, non ponendosi in atteggiamento ostile ma, anzi, mostrando di compatire le sofferenze del monaco, che sono invece ignorate da Dio. Se Dio sa tutto, perché non sostiene il monaco, che per amor suo ha abbandonato il mondo e da lungo tempo sopporta un incredibile tormento, nelle sue tribolazioni? Constata l’indifferenza di Dio, suggerisce al monaco di sopportare nei limiti delle sue capacità e di lasciar perdere pianto e preghiere, inutili perché il Creatore persevererà nella sua severità. Le affermazioni del diavolo sottolineano l’incoerenza tra disordine del mondo e onniscienza e onnipotenza di Dio; incoerenza che instilla nel monaco il dubbio dell’utilità di una vita di sacrifici ai fini della salvezza. Agostino risolve il problema dichiarando che a volte la giustizia di Dio non viene compresa dall’uomo, ciò non significa che essa sia arbitraria, ma semplicemente imperscrutabile.

Otlone presenta l’ultima tentazione, il dubbio sull’esistenza di Dio, come la più difficile da contrastare: se nelle altre egli aveva mantenuto un rifugio di speranza nelle Sacre Scritture, quest’ultima lo priva di ogni consolazione possibile, privandolo non solo dei sensi spirituali, ma anche di quelli fisici (vista e udito velati). Si tratta di una tentazione non comune per l’epoca: Otlone afferma di non aver mai letto né ascoltato nulla di simile da nessuno, motivo per cui ha timore di confidarsi perfino con i confratelli. Durante questi momenti di ottenebramento, Otlone sente il Diavolo sussurrargli all’orecchio il dubbio radicale. Il novizio, afflitto e prostrato, ha tuttavia la forza di obiettare, citando come prova dell’esistenza di Dio l’armonia e l’accordo di quanto affermato nelle Scritture ispirate da Dio, evento miracoloso e altrimenti inspiegabile. Il diavolo ribatte, questa volta furioso, dando dello stolto al monaco: poiché migliaia di uomini non si curano dei precetti e dei Libri sacri, è possibile che così tanti siano in errore? La non esistenza di Dio è inoltre provata ogni giorno dall’esperienza: gli uomini predicano la virtù ma nei fatti si comportano sempre diversamente; se Dio esistesse e fosse onnipotente, non permetterebbe che ti assalissero questi dubbi e queste crisi. Punto centrale dell’argomentazione è ancora l’incompatibilità tra il caos del mondo e l’onnipotenza divina. Il monaco, prostrato a terra, a stento pronuncia una breve e veemente preghiera (preghiera di fuoco): “Se sei qualcuno, Onnipotente […] allora ti supplico, mostra chi sei e cosa puoi strappandomi al più presto dai pericoli che mi minacciano, perché non riesco a sopportare oltre […]”.

TERZA TENTAZIONE

IL COLLOQUIO CON DIO

A questo punto Dio accorre in aiuto del monaco, sotto forma di una voce ineffabile, insieme di rimprovero e di ardente preghiera. Essa smaschera il sistema con cui il tentatore intesse i suoi inganni: Il diavolo, ben sapendo sa che chiunque si rifugi in Dio può meritarsi il suo perdono e dunque la salvezza, cerca con ogni sorta di inganno di distogliere le sue vittime dalla fede, inducendole a disperare del perdono o addirittura a dubitare dell’esistenza di Dio. Perciò la voce incita il monaco a non essere quel tale di cui il salmista dice: Lo stolto pensa: “Non c’è Dio” (Salm 14 (13), 1): Ribalta così la tesi del diavolo, per cui lo stolto è colui che crede in Dio, mentre Dio mostra come in realtà sia stolto chi rinuncia a credere in lui, perdendo la possibilità di salvezza. Lo stesso caos del mondo, che per il diavolo è prova della non esistenza di Dio, appare ribaltata dall’opinione di autorevoli precedenti come Agostino e Rodolfo il Glabro, sostenitori della prova a contingentia mundi. Per entrambi il mondo, mutevole e non autosufficiente, dipende necessariamente da un essere creatore immutabile: Dio.

STORICO DEGLI EVENTI